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C'è aria di neve.
Mi chiama Mamma che sembra una bambina, e mi dice che a casa è tutto bianco, come piace a me.
Qui a Torino è tutto grigio, come piace a non so chi, certo non a me, ma se è grigio a qualcuno deve pur piacere altrimenti l'avrebbero fatta di un altro colore sta città qui, penso.
I miei vicini di casa (li chiamo così nonostante gli 800 km di distanza...) hanno nei rispettivi contatti Msn messaggi entusiastici, manco avessero ancora 10 anni. Stronzi.
Io li invidio perché già so che passeranno la domenica a tirarsi palle di neve fregandosene delle mie mature considerazioni sul tempo che passa.
Qui a Torino c'è aria di neve, ma non c'è neve ne c'ho più i vicini.
Certo quello che abita nell'appartamento di fronte al mio è "vicino" a tutti gli effetti ma ha 80 anni, è Pugliese e dal suo appartamento arriva sempre odore di cime di rape o di broccoli.
Anche nevicasse non penso andrei a chiedergli di venire fuori a giocare con me.
Che faccio? Perché quando c'è aria di neve non è che si possa stare in casa indifferenti, sapete?
Perché quando c'è aria di neve è' un momento solenne.
Perché quando c'è aria di neve bisogna smettere di fare quello che stai facendo e fermarsi.
E se stai fermo, quando c'è aria di neve, devi far finta di fare qualcosa per poter poi smettere di farla.
Bisogna affacciarsi alla finestra, respirare profondamente, convincersi che la vita è bella e sorridere come se qualcuno stesse lì lì per farti una fototessera.
Ma se a Torino non nevica come faccio io a solennizzarmi? Mica è colpa mia?
E pure se nevica, ora che ci penso, che faccio? Esco a giocare a palle di neve con i parcheggiatori abusivi e lo zingaro che suona a ripetizione la stessa canzone dalle 8 di mattina alle 20 di sera?
Non è proprio uguale...
E poi c'è una cosa.
Nel posto in cui sei cresciuto è sempre più facile fingere di essere bambini.
Li c'è Zappò (Elisabetta), la vecchia che viveva di fronte casa e che si lamentava sempre con mamma perché giocavo a nascondino sul suo terreno coltivato a Pomodori, c'è Peppò (Giuseppe) il meccanico dall' altra parte della strada a cui, da piccolo, andavo a fregare gli arnesi per costruire i miei "carretti"... C'è "Manducc'" (Domenico) e Tonì d' Middiò (Antonio... e il resto del nome è ancora un mistero per me).
Quando torno a casa mi accorgo che per loro sono sempre "quello piccolo che faceva i danni" e quindi tornare bambini viene da sé e, per assurdo, si stupirebbero nel non vedermi fuori a spalmarmi nella neve come un deficiente con i miei vecchi amici.
Vecchi...
Che schifo il tempo che passa eh?

Bando alle ciance, niente convenevoli tipo "come stai? è stato bello il viaggio? ti sei divertito? T'è venuto il cagotto?"... NO!, niente di tutto questo. (Ok, è vero, la maledizione di Tutankagoth ha colpito anche me, ma questo è un altro discorso).
Vi ho convocati qui oggi, carissimi lettori, perchè siete stati testimoni dei gravissimi affronti perpetrati dai tre manigoldi a cui avevo affidato il mio povero blogghete!
J'accuse TE! SHINYSUSHI:


Pensavi mi fosse sfuggito questo calcio infertomi in un momento di vulnerabilità?! O forse credevi che il mio ego, sollazzato dal magnifico sarcofago in oro massiccio, mi avrebbe fatto tralasciare il dettaglio?!
U_U aspetto chiarimenti...
J'accuse TE! PAGLY:


Mentre l'attacco della Sushia è mirato alla mia persona, la Pagly mostra un atteggiamento aggressivo nei riguardi del mio povero Blog! Con l'unica attenuante di aver messo in salamoia i suoi complici, Makmad & Sushi, Pagly è accusata di nutrire astio per la mia pagina web! Non per nulla in msn mi ha sempre detto di essere fissato per il blog e che farei bene a mollarlo un po'!
Fissato? Io? U_U
E, manco a dirlo, J'ACCUSE TE! VILE MAKMAD:

Eccolo. Il peggiore.
All'annuncio della mia repentina partenza in MSN già non tratteneva l'entusiasmo... Pensavo di salvaguardarmi dalla sua smania di potere affiancondogli le due pulzelle, ma il mio vile socio ha sfacciatamente deviato il traffico dal mio al suo blog! Leggete cosa ha postato durante il periodo della mia assenza:

Ecco.
Ai commentatori l'ardua sentenza
U_U.
Per quanto riguarda il mio imprevisto et improvviso viaggio in Egitto, ho solo due cose da dirvi.
La prima:
La seconda
<< ITALIA... UNO!!!>>
Per me che detesto quegli sketch più dell'odiatissimo Mr Lui, è stata davvero una sofferenza. A metà settimana ho cominciato a contrattaccare rispondendo con decisione << NO ITALIA UNO! M-A-F-I-A!!!>>
Se capitate da quelle parti, vi prego di continuare da dove ho lasciato io, più o meno nei pressi di Komombo.
Dannato cavaliere, anche lì è riuscito a far danni.



Che altro?
Ho visto l'alba nel deserto, la linea dell'orizzonte che si estende tutta intorno a te. Forse solo in alto mare è possibile vedere "nascere il giorno" alla stessa maniera.
Ho visto luoghi che sognavo di visitare sin da bambino e mi sono sorpreso nel rivivere emozioni assopite da tempo, rassegnato perchè pensavo si trattasse di un altro sogno da accantonare. Mi sbagliavo!
Ah, ho visto anche orde di turisti del cazzo toccare secoli di storia con le loro sporche mani unte di ignoranza e ho capito che fra qualche ventennio non ci sarà più traccia di tanta magnificenza.
... e il nilo è bello da far male.
c'è un uomo seduto di fronte all'ingresso del centro commerciale nel quale sto per entrare
ha il cellulare in mano
ne dimostra 40
veste come uno di 30
scrive messaggi adolescenziali, lo si capisce dall’ espressione ebete
lo fa con gli occhiali da vista appoggiati sulla punta del naso e la lingua che spunta lievemente dall'angolo sinistro della bocca
in quello destro la sigaretta, bruciata fino al filtro
appena entrato vengo aggredito da addobbi natalizi appiccicati sulle vetrina dei negozi o appesi al soffitto, erba di plastica e palle rosse di vetro
! quanta tradizione
! quanto ordine
! quanta accoglienza
con un mese d'anticipo, ricreano un' atmosfera così squisitamente familiare
da indurti ad accelerare il passo
sono diretto al negozio di giocattoli con in mano una bambola parlante
che non parla
la signorina del reparto chiede se ho messo le batterie
si, le ho messe
se ho inserito correttamente il dischetto nella fessura dietro la schiena
si, l’ho fatto
mi dice con aria sufficiente, che la bambola è fuori dalla confezione originale
a questa non rispondo
cosa vuole, che bestemmi?
la guardo
avrà ventidue anni. laureata? penso proprio di si
giurisprudenza? scienze delle comunicazioni? storia dell’arte?
è uguale, tanto ora vende bambole
penso che dev’essere già abbastanza penoso parlare di bambole, dischetti e confezioni aperte tutto il giorno, quindi mi trattengo e sorvolo sul fatto che mi stia facendo perdere tempo e girare i coglioni. le chiedo gentilmente se c’è un responsabile con cui parlare.
torna
se è possibile, le sto sul cazzo ancora più di prima
mi da la bolla per effettuare lo scambio “ovviamente solo con lo stesso prodotto”, ci tiene a precisare.
(mi dispiace avere ragione signorina, e mi dispiace anche per la sua laurea accuratamente riposta in cameretta, la stessa in cui da piccola era solita prendere il te con i peluche e le barbie, ignara del fatto che a tavola, con lei, c'erano i suoi futuri datori di lavoro.
Posso anche dispiacermi per i suoi genitori se vuole, ma non sapevo proprio come fare ad infierire meno di così.)
mentre esco dal centro commerciale
mi domando se sono stato così gentile
perché i commercianti hanno deciso di anticipare il natale
o semplicemente perché mi stia abituando a
questo
fuori il vecchio teenager intanto
è stato raggiunto dalla moglie grassa
l’espressione da ebete è la stessa
solo meno felice
lei i suoi 50 anni li porta con noncuranza
nel senso stretto della parola
con la bambola di mia nipote sotto braccio
penso che i
tat
tvb
3msc
che poco prima spediva con tanto trasporto, probabilmente non fossero diretti alla sua signora.
mi dirigo verso la macchina, salgo
l'accendo, e con lei una convinzione:
non importa quanta strada possa far scorrere sotto il culo
da tutto ciò, non si fugge.



Il mio blog vale $176,330.
E lo sai quanto vale il tuo ?






































Da bambino costruivo aquiloni.
Per costruire un aquilone hai bisogno di poche cose: Spago, carta e delle canne per la struttura. Andavo in un canneto e sceglievo le migliori, quelle piccole, esili, leggere. Per poter volare bisogna evitare inutili pesi, una banale lezione di vita che impari in anticipo, a forza di tagliare e levigare.
Lì nel canneto ti scheggiavi le gambe ma non ci badavi tanto, cosa che poi rimpiangevi in lacrime quando la sera tua madre ti "medicava" le ferite con l'alcool etilico invece che con l'acqua ossigenata.
Perchè mia nonna diceva che disinfettava meglio e costava meno.
Quando l'aquilone era pronto e il vento abbastanza forte, prendevo la bici e mi dirigevo verso la collina più alta, un paio di chilometri da casa mia. Lasciavo la bici vicino al torrente, tiravo su i pantaloni e a piedi nudi entravo nell'acqua gelida. Quella collina potevo raggiungerla solo passando da lì.
Ripensandoci ora è bello essere cresciuti in un posto simile dove, ad appena dieci anni, potevi allontanarti da tutto e tutti senza chiedere il permesso a nessuno, neppure a tua madre.
Camminare tra l'erba e gli alberi di noce, dove il silenzio era rotto solo da canti di cicale e cinguettii di uccelli di ogni razza, dei quali mi ripromisi d'imparare i nomi ma che finì per non fare mai, crescendo.
La solitudine da bambino non è come quella che vivono i grandi, almeno quando sei tu a cercarla.
Ma questo secondo me è un concetto che la maggioranza dei bambini, di oggi e di ieri, non possono conoscere, per via di madri iperprotettive o di città opprimenti, dove alla fine i figli hanno lo stesso spazio che è concesso ad un cane quando lo porti al parco a fare i bisogni.
La società ci stà ingabbiando, ci stringe al collo guinzagli invisibili che crescono con noi e su di noi, e cambiano il concetto di libertà che è legato al nostro corpo. Non parlo di concetti astratti, di cose eteree. Parlo della castrazione che subisce la mente crescendo nel recinto innaturale della società moderna.
Gli spazi finiscono per restringersi anche nella nostra testa fino a che diminuisce il bisogno di uscire di casa, dal nostro ufficio, dai luoghi in cui "socializziamo", e a poco a poco ci abituiamo a vivere nello spazio vitale che occorre per piantare i piedi a terra e stare dritti in piedi e immobili.
Certo il fatto di avere avuto tanto spazio, tanta aria e tanto cielo quando ero piccolo, non significa niente in fin dei conti.
Quando la gabbia cade e ci finisci dentro il problema è lo stesso che hanno in molti, ovvero:
Quando però il tuo corpo ha la memoria del vento nelle orecchie mentre corri a perdi fiato giù da una collina, e un aquilone sta per alzarsi in aria legato ad uno spago che stringi in mano, la gabbia che ora fa da sfondo alla tua quotidianità è un contrasto troppo forte e il disagio che per molti può essere sopportabile, per te è davvero opprimente.
Non vorrei accontentarmi dell'aria che mi sono abituato a respirare in questi anni:
Io voglio il vento.
Ma temo che se anche ora mi mettessi a costruire un aquilone, per prima cosa lo riempirei di pesi inutili e, secondo, non avrei abbastanza spazio ne vento, per fargli prendere quota.
Tutta qui la tristezza di questi giorni, forse.

Quando uno non aggiorna il blog per qualche tempo la prima cosa che tutti si aspettano da te è di essere aggiornati sulle fantastiche novità che ti hanno tenuto lontano per tanto tempo. Bene, siete pronti?
NON CI SONO NOVITA’.
E in più sono nervoso, intrattabile, odioso e antipatico.
Non ci sono novità... appunto.
Al piano di sopra ci sono lavori in corso.
Nel palazzo di fronte al mio ci sono lavori in corso.
La pizzeria sotto casa chiude all' una ma evidentemente questo è un dettaglio che conosco solo io: dall'una in poi tutti per strada sotto la mia finestra a riempire la notte con rimbombanti risate dal fragrante sapore di birra.
Il mercato stabile a due passi da qui apre alle 5.
Le macchine cominciano a parcheggiare alle 6.
Il signore gitano con il suo strumento che non ha nome si mette sotto i portici della piazza a due passi da casa mia.
Suona ogni giorno, dalle 8 alle 13 e dalle 16 alle 19.
Sempre la stessa canzone.
Quando venni ad abitare qui e la sentii per la prima volta pensai che romantico, un gitano che suona una canzone malinconica.
La seconda volta era ancora romantico ma mancava l'effetto sorpresa.
Oggi è solo quello stronzo di uno sporco zingaro, almeno imparasse una canzone nuova. CRISTO.
Che io sia stressato lo capisco anche dalla vescica di Colera Boss.
No , non trovo sessualmente eccitante la vescica di Colera Boss. E' che prima lo portavo a pisciare solo una, massimo due volte al giorno.
Si chiama minimo sindacale.
Lui non ne era particolarmente soddisfatto ma si limitava a girare per casa con faccia mesta e vescica gonfia.
Metteva anche una certa allegria, lo ammetto.
Ieri sera lo vedevo particolarmente felice e soddisfatto mentre innaffiava l'aiuola in piazza e all'improvviso ne ho capito il motivo: era la terza volta che riusciva a circuirmi facendosi portare fuori a pisciare.
Ha approfittato del mio stato confusionale quel bastardo.
Come dicevo in un altro post ottimista:
L'amore : va male
La salute: va male
Il lavoro: va male
Che altro dire? Ah! Si...
Una persona a me molto cara stà valutando l'ipotesi di farsi trasferire per lavoro (suicidarsi) a Kabul tra talebani incazzati e dodicenni che si fan saltare il culo in aria convinti di volerlo e per volere di Allah.
E poi ci sono io, che sto qui con il fagotto non del tutto sfatto, perchè qualcosa mi dice di non essere ancora arrivato a casa.
Figo eh?



